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Mag 28

Patrizia Manenti UN TELO DI PLASTICA

Patrizia Manenti

UN TELO DI PLASTICA
Un contenitore di plastica per anni
ha avvolto il mio cuore
una folata di vento ne ha allentato la morsa
lembi sdruciti apparsi,ferite lacero contuse
ancora fresche si intravedono.
Non mi ero mai spinta così in profondità
… dentro al vento
sempre col terrore di superare il confine di sicurezza.
Stavolta la felicità mi ha spinta
mentre un tuffo nel mondo dei sogni
come se tutto fosse come mare
in bonaccia,faceva a me intravedere
un fondale cosparso di speranza e passione.
Mi spingo ancora più sotto
aumentando la profondità
tratti rocciosi e scoscesi
tra i quali trovo tracce di nuovi passaggi.
Miraggi per scarsa ossigenazione del cuore
mi appaiono
mentre se cerco di afferrarne qualcuno
essi diventano piccoli miraggi di sole
luce che mi sguscia attraverso il palmo.
Labirinti mi accolgono mutando percorso
rocce mi accerchiano …devo risalire
devo tornare in superficie se non voglio morire.
La superficie marina,sempre più remota
a poco a poco intravedo la volta del cielo
sì, misteriosa e punteggiata di luci
l’aria che tanto mi mancava
di nuovo piena i miei battiti
mentre ora cado qui sulla tua sabbia.
Quanto potere hanno le cose
di interpretare a volte il loro stesso mistero.
Salgo ora sopra la roccia del tuo amore
mentre da seduta abbraccio l’orizzonte
il vento si è spento mentre
un telo di plastica ora vola lontano.

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